Oldshit On The Road

Viaggio in una coscienza lucida.

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Fumando un disagio statico

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La verità è che si sentiva tremendamente a disagio. Era in momenti come quello che si accorgeva di sentire il peso delle proprie ossa, quando avrebbe voluto scomparire, dissolversi come fumo nell’aria. Accendeva sigarette, una dietro l’altra. Non perché le andasse, in realtà la infastidiva fumare così tanto, ma non riusciva a metterlo a fuoco; non in determinate circostanze. Distrazione, prendeva tempo. In quei momenti si sentiva così, fisicamente in quel luogo che la stava accogliendo, mentalmente in un’astrazione di livello più alto. Era semplicemente altrove.

Aveva uno strano vizio innato, la tendenza a non giudicare l’esterno. Nel bene e nel male, l’oggettività le era sempre stata sconosciuta. Se qualcosa le stonava, allora era lei ad essere sbagliata in quel momento, ciò che l’attorniava poteva non esserle idoneo, ma lei doveva essere in grado di far fronte a qualunque angustia, e non riuscire ad essere perennemente brillante la sconfortava.

Parlano, di tutto e di niente. Lei continuamente si sforza di trovare argomenti, per non far calare un silenzio imbarazzante. Sente di non aver nulla da dire, passano pochi minuti prima che inizi a chiedersi cosa l’abbia spinta a vedere quella persona. Parla della comunicazione, di strane vaneggianti teorie che poi non ha voglia di spiegare completamente. Sta monologando.

Esistono anime che nell’incontrarsi condividono un mondo, ed esistono persone che scontrandosi distruggono il proprio. Lunghezze d’onda. Casi fortuiti del destino, particolarità caratteriali, stili di vita. Da cosa dipenda non lo si può affermare con certezza, ma un motivo deve pur esserci. Lei di rado incontrava vite umane sull’onda che la trasportava attraverso la vita.

Era svogliata, in fondo non vedeva l’ora di essere altrove, al caldo della sua solitudine, quando avrebbe potuto riprendere la sua completa identità. Quell’identità che l’imbarazzo della situazione e di quella presenza così differente da lei, le stava assopendo.

Non tardò molto a ciò che lei si augurava non accadesse. Sentiva dall’inizio della serata che sarebbe finita così, pur non volendo immaginarlo, sapeva che doveva succedere. Era nell’aria, era nell’inesistenza di discorsi tra loro, era nell’esistenza stessa di quella serata.

Socchiude gli occhi, li assottiglia, sembra che li stia strizzando. Tentativo malriuscito di sembrare attraente. Mi trattengo, non voglio ridergli in faccia. Eppure mi esce un sorriso involontario, e allora devo togliere da me l’attenzione. Rendere quel sorriso opportuno, o cambiarne il contorno per far credere che lo sia. Faccio una battuta, allargo il discorso a qualcosa di più ampio. Distrazione. L’interlocutore non sospetta nulla, ed io gli ho appena riso in faccia.

Lui si muove lento, lei vede la scena rallentata come al cinema, tutte le cose che le sembrano ‘già vissute’, impostate, previste, le scorrono davanti come un film, anche quando lei è protagonista. E’ divertente improvvisare, come dover girare la stessa scena milioni di volte ma senza aver letto il copione ed essendo non dotati di memoria. Si avvicina e sta tentando di baciarla, lei rimane impassibilmente immobile, come se stando ferma potesse esorcizzare il tutto e far scorrere il tempo al contrario almeno per un po’, riportare ad un grado medio di tollerabilità le circostanze.

E’ il momento, deve dire qualcosa, interrompere la scena. Punta involontariamente all’arma migliore, ride. Dal cuore. Mentre ride si scusa, e continua a ridere. Poi rimane senza parole per qualche istante, la situazione è talmente stupida che la irrita e la diverte allo stesso tempo. Decide di dire ciò che pensa, e ricomincia qualcosa tipo un monologo scheggiato. Scheggiato perché non fluente, a volte si interrompe, fa due discorsi in uno e si ingarbuglia. Poi di districa. Mentre l’interlocutore la lascia parlare, quasi non esistesse. Ammette di trovare comica la situazione, imbarazzante, indirettamente afferma di trovarla deludente. Dice di preferire riportare il tutto a poco prima, e non dover rifiutare questa cosa, fingere che non sia nemmeno accaduta. A posteriori ripenserà a quel momento, e deciderà che sarebbe stato più scenico e più idoneo alla sua autostima, scaldarsi, esprimersi con maggior sicurezza. Imporre il rifiuto come risposta ad un atto offensivo. L’avrebbe riportata ad un gradino più alto e avrebbe seccato ogni immaginazione dell’interlocutore. Eppure così è stato, l’imbarazzo che si portava a dietro dall’intera sera l’ha resa insicura, fuori di sé. Niente ottima scena, niente rifiuto ipersecco. Solo un rifiuto deciso si, ma troppo educato. Maledettamente, estremamente educato. Forse è più carino, forse l’educazione vale un pizzico di più. Eppure avrebbe voluto essere se stessa, e non essersi sentita una stupida davanti alle avances di un brutto, vuoto uomo. Sta giudicando. Solo a posteriori, purtroppo.

Loro si vestono di apparenze, per illudersi di essere giusti. Puntano in alto, per paura di doversi accontentare. Hanno sempre un obiettivo, per timore di non arrivare a niente ed aver perduto tempo.

Lei si sente intrappolata in una gabbia, il corpo non riesce mai a esprimerla del tutto. Lei guarda in basso, ha paura di dimenticare il puzzo della fogna e ricaderci dentro. Lei non ha mai un obiettivo, terrorizzata dall’idea di non poterne essere altezza. Per lei il tempo non ha tempo: se è ora, è immobile, e tutto ciò che lei fa ora, domani non lo ricorderà più.

La verità è che lei è in errore, cercando il contatto umano anche al di là di un interesse fisico. E’ penalizzante, perché è qualcosa di non comprensibile. Ed appunto, come lui diceva, se è qua ci sarà un motivo, dicono. E nessuno si domanda quanto ci si perde cercando innanzitutto compagni di letto e d’amore nelle persone che si incontrano, e non compagni di vita, orizzonti nuovi, punti di vista sconosciuti.

Lei si chiude ogni giorno di più dentro di sé, perché il mondo continuamente le chiede qualcosa che lei non può e non vuole dargli.

 

Written by oldshit

Maggio 26, 2008 alle 3:29 am

Pubblicato in On The Road, flash

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