Archive for Giugno 9th, 2008
Maschere di plastica.
Da cosa mi nascondevo? Mi rendevo conto delle maschere che indossavo, senza riuscire a levarle mai del tutto, se non in rare occasioni date dal caso. Era forse dal giudizio delle persone che mi difendevo, dai pareri di chi sembrava convinto di sapere ogni cosa di qualunque cosa, da chi non si limitava ad osservare le cose? Queste persone erano sempre state la maggioranza di quelle che incrociavano il mio percorso, erano coloro che mi lasciavano delusa, ad osservare un cielo da sola perché consapevole di essere l’unica persona a potermi ascoltare senza voler capire. E’ la comprensione a creare la maggioranza dei problemi nei rapporti interpersonali, è ciò che uccide la comunicazione o la blocca ancor prima che possa nascere. Il desiderio di comprendere gli altri, l’errata credenza di poterne essere all’altezza. Eppure non si è mai abbastanza disumani per poterlo fare, si è sempre troppo soggettivi per potersi distaccare totalmente dal proprio punto di vista ed andare oltre. Accettare che esistano altre percezioni del concreto, modalità totalmente differenti di percepire, punti di vista così differenti da cambiare il mondo; significa accettare che la realtà non esiste, e solo in base a questo si può successivamente comprendere che la comunicazione è fine a se stessa e nessun cammino si può amalgamare ad un altro in modo inscindibile o non illusorio. Significa accettare la solitudine, l’enormità del concetto di solitudine che caratterizza l’essere umano. E forse, forse questo non è umanamente comprensibile.
Per (qualche) verso.
Questa condanna che sa di eternità,
sono il fiore che emana il suo profumo per attirare l’ape che divorerà.
E la bramosia di uno sguardo che possa attraversarmi,
un abbraccio che distaccato da qualunque corpo
possa essere solo calore,
stringe nel mio petto una morsa che mozza il fiato.
Ogni cosa si posi sul mio corpo
verrà dilaniata e distrutta dalla mia mente,
annullata e privata di ogni qualità umana.
Dimenticherò.
E’ la pelle che non dimentica mai.
Non sarà che una bestia nel sentiero sbagliato,
il ricordo annerito di un tremendo errore.
E’ allora che domando la grazia,
la possibilità di essere preservata
da qualunque impuro atto
che la mia mente dovrà lottare e vincere.
Domando la carestia,
l’aridità delle sabbie desertiche,
uno scrigno rotondo dal colore del vetro
da mantenere al sicuro
da mantenere luminoso.
Vorrei divenire anima informe.
Maledetto involucro che non sa imparare la saggezza,
e nella sua ingenuità lasciva
mi trascina
e mi relega
nel mondo dei folli.