Tanta voglia di farmi del male. E un po’ di più il desiderio di andarmene. –dove te ne vai? Hai deciso?
No. Vorrei andarmene lontano il più possibile, in un luogo che nemmeno io so come si chiama, né cosa contiene. Sono stanca di fingere. Sono stanca di lottare nel mio silenzio, lotto solo per andare avanti, e credo sia arrivato il momento per esserne certa, non ha alcun senso. Mi sono illusa di avere un senso, uno scopo. E quando tutti mi dicevano che ero pazza e illusa, ridevo. Perché ne ero certa. Ora soffro perché so di essermi sbagliata. E’ solo una sensazione. Da ore, da giorni sono tra il pianto e la disperazione, eppure rimango ferma, come ora. Rifletto. Abbattendomi senza che nessuna lo veda, recitando la mia parte di forte. Perché ho sempre dovuto essere dura, per permettermi di continuare. Apparire solare e pura, agli occhi miei, non di altri. Tutti gli sguardi esterni sono sempre venuti solo di conseguenza, la finzione è con me stessa. La mia sofferenza non ha nome, né motivo. Forse qualcuno può saperlo, io ho provato ad auto-psicanalizzarmi più volte, infinite come i miei tentativi di suicidio e auto-lesionismo. L’unico risultato è stato crearmi o trovarmi scuse sempre nuove, per potermi spiegare questa cosa, questo buco nero in fondo al cuore che non mi fa respirare. Per andare avanti, come un motore mai stanco. Sono immobile sotto una bellissima luna piena, la mia pelle ha freddo, ma dentro ne ho ancora di più. Il profumo del vuoto che profumo non ha, il solito profumo. Domani è un altro giorno, invece no. Il tono delle mie parole nella mia testa è fermo e senza emozione, come un narratore che racconta storie non sue.
Non so perché e come io sia capitata in questo luogo, in questo mondo. So che da sempre combatto il mio desiderio di fuggirne. Come un essere espatriato che non trova più la strada di casa, un animale smarrito. Sarà la solitudine, eppure ne ho bisogno, non trovo affinità complete nel mondo che ho attorno. Eppure lo amo, continuamente osservo la natura nelle sue piccole e cose e ne colgo il senso. Come fossi io errata per rimanerci, e non lui per accogliermi.
So di aver fallito. Ho fallito in tutto, tutto ciò che tento finisce in nulla. Tutto ciò in cui credo diventa irraggiungibile e vano. O il mio interesse si perde al suo interno. Da anni aspetto il ritorno dell’ispirazione per la scrittura, non è arrivato e so che non arriverà mai. Era uno dei motivi principali che mi spingeva a voler restare. Illusa, a credere che il mio senso fosse quello, scrivere. E’ come se non avessi più avuto pensieri, da quando l’ispirazione se n’è andata. C’era stato quel segno, la scomparsa di Rose, il mio romanzo. Perduto, per sempre. Ricordo quando credevo in quelle poche pagine in quella trama che non volevo svelare a nessuno. Forse era davvero una parte di me fatta romanzo. Una parte di me che se n’è andata, perduta nel tempo e nel vuoto delle cose. Il mio scopo di questa notte è scrivere finchè non sarò stanca, o finchè non avrò espresso ogni cosa fino all’ultima parola. Per liberarmi, per potermene privare e non avere più nulla da dire. Forse solo per sentirmi libera di avere parlato, se un giorno qualcuno volesse sapere qualcosa. Credo di stare cercando la forza per andarmene. Sto pensando al suicidio. Non mi è una cosa nuova, e la mia sofferenza è l’opposto di ciò che può essere disperazione. Beati i sognatori, perché hanno un motivo, e un senso. Solo loro è questo mondo, questa terra di nessuno.
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