Posts Tagged ‘coscienza’
Oblò di via perduta.
Escluso ebbi
l’ eventual martirio
’sì il postumo delirio,
reverbrai d’ un sol getto
d’ osservazion punto diletto,
non avendo d’opposto sentore
ne’ occhi fissai il torturatore.
Contemplai di carnefice e vittima compresenza
il dì che giunser giudizio e coscienza.
Il dì, quel triste, ch’ io crebbi.
In carenza di neve.
Attendevo fuggendo il sorger del sole,
che il buio rincuorava
e la luce rendeva scialba.
Nessun miraggio ora duole,
il profumo liscio e caldo dell’ assenza.
L’impazienza m’ è scivolata sottopelle,
striscia, ruzzola, e gioca col tempo.
Puoi riposare, tu,
mentre
attendo una nuova alba.
La ragione del Sè
L’accettazione non è rassegnazione, è l’elevazione della ragione e della coscienza oltre la barriera dell’opinione. L’opinione fa dell’uomo un critico di sé stesso, che nel giudizio di sé non tende tanto alla miglioria delle capacità che gli sono proprie, quanto al raggiungimento della perfezione di sé inviatagli dal pensiero globale del sé.
Il pensiero può comprendere totalmente la realtà di ciò che è?
Quali prove tangibili si posseggono a sostegno di tale tesi?
Ogni nuova scoperta, ogni idea generata e nata in una precedente condizione di assenza, è la prova del contrario. La realtà che può essere pensata è una minima parte di un illimitato numero e un’illimitata vastità di reale che è senza che lo si sappia (la realtà non è quantificabile e qualificabile).
Ogni perfezione sarà dunque imperfetta, ogni auto-struttura controllata e creata, illusoria.
Ciò che si è non è pertanto conoscibile, tanto meno comunicabile, com’è logico che sia, si sa soltanto di essere (e solo in un evoluto percorso della ragione che in assenza di coscienza saprà solamente di esistere).
Ciò che si ritiene conveniente o auspicabile per sé, lo è unicamente dal punto di vista dell’osservatore, nel dato momento, mentre dallo stesso osservatore in un punto-spazio opposto, verrebbe visto sotto luce opposta. Ogni stima è pertanto illusoria e dovuta al caso.
La convenzione nasce appunto allo scopo di uniformare l’opinione, o meglio decretare l’opinabile, permettendo di giungere ad un’uguaglianza stabile di ‘base per la stima’ (punto di riferimento per la stima del valori).
Ma se l’assenza di convenzioni è caos e mancanza d’equilibrio, quindi di ragione, lo scopo pare risiedere nell’evoluta strutturazione delle proprie, (che coincide con la reale percezione dei propri desideri incorrotti, non traviati) atta a conseguire la ricerca dell’idoneità dei molteplici fattori esterni rispetto all’unità di base, e non viceversa.
Il Viver Difficoltoso
Nell’accettazione della vita come condizione fuori dal controllo umano, viene a mancare la paura e di conseguenza la visione pessimistica della difficoltà del vivere.
In base a ciò si può affermare che:
1. Il limite alla libertà dell’uomo è la sicurezza.
2. Il tentativo di appropriamento della stessa, e quindi il successivo controllo da parte dell’uomo sul corso naturale degli eventi, lo conduce al timore e all’assenza di sicurezze interne su cui basare il proprio Io.
3. Tale ricerca risulta vana e umanamente provante, poiché un totale controllo non è possibile.
4. L’esistenza stessa si fonda, agli occhi dell’essere umano, su base insicura. L’esistenza della morte, e il non poter essere a conoscenza della data di dipartita è nella visione macroscopica, ciò che avviene, fuggendo dalla visione globale della realtà, nel microcosmo.
5. La ricerca umana di stabilità (appunto inesistente) porta ad una dispersione di energia, che può solamente alimentare una consolatoria illusione di controllo e di ‘definizione’ del proprio vivere, seppur provocando spossatezza (carenza d’energia).
6. La consapevolezza dell’irrimediabilità del sistema temporale (o meglio del disfacimento dell’organismo), conduce l’uomo ad un livello stabile di autoaccettazione di sé e della propria esistenza, quindi della propria natura.
7. Quando egli, consapevole di sé e della propria naturale evoluzione/decorso, riesce ad accettarlo, non soffrirà del tormento delle proprie ragioni etiche, come potrà non soffrire le perdite, poiché proprie dell’insicurezza dell’esistenza.
8. Ogni tormento e sofferenza potrebbe quindi non essere proprio del destino umano, ma scaturire automaticamente dall’incapacità d’accettazione del sistematico svolgersi della vita, e dall’errore di stima di ciò che può e non può essere cambiato (si veda ‘la ragione del sé’ per ciò che concerne le possibilità di modifica di sé).
Evoluzione Del Leggero
A volte basta fermarsi un attimo per comprendere che esitono condotte del pensiero totalmente inutili, quando non dannose.
Respirare senza dare un senso forzato all’aria che inaliamo rende più piacevole ogni cosa.
Riuscirò a liberarmi da questo continuo tormento di pensieri che mi annebbia la testa.
Ogni piccolo passo verso la completa lucidità mentale mi fa sentire più vicina al traguardo: la libertà.
“CHI SE NE IMPORTA” non va detto, o pensato.
E’ un pensiero che, solo, deve trovare dimora tra le mura dell’intelligenza.