Oldshit On The Road

Viaggio in una coscienza lucida.

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Elaborazione Teorica

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 .The WoRld Is Not EnOuGh.

 

A volte abbiamo soltanto bisogno di punti fermi, scogli a cui aggrapparci quando ne sentiamo la necessità. A volte, oppure sempre, per il corso della vita (da verificare).

Ce ne accorgiamo ogni qual volta accada qualcosa (elementi esterni, che procurino emozioni forti o richiedano concentrazione totale), che distolga l’attenzione dalla nostra esistenza, per un breve lasso di tempo o per un tempo di durata prolungata.

Il momento successivo alla perdita di concentrazione sulla vita reale, materiale, che viviamo, il momento in cui “ritorniamo in noi”, per un istante solo riusciamo a guardarci con occhio esterno, cogliendo la mancanza o l’importanza dei nostri punti chiave.

Tali punti di riferimento non sono altro che l’illusione (procurata dall’intelligenza razionale umana) dell’avere un motivo, uno scopo per il quale valga l’esistenza.

Accade così che questi punti, quando totalmente, o in gran quantità, mancanti, vengano rimpiazzati inconsciamente da punti artificiali creati dalla ragione, punti immaginari.

Nascono così le dipendenze (o il bisogno di avere dipendenze), fisiche o psichiche, nascono così i sogni stessi.

Nasce così il bisogno di avere un immagine, un ruolo, il bisogno dell’auto-definizione con cui mostrare noi stessi al resto del mondo. L’auto-definizione crea una sicurezza, seppur alla base precaria. Estremizzate, queste auto-definizioni finiscono per renderci schiavi (divenendo senza nemmeno rendersene conto, schiavi della nostra medesima persona, di un ruolo auto-creato). Estremi di questo genere portano l’individuo alle volte ad un eccesso di perbenismo-rettitudine, alle volte all’estrema trasgressione, che rasenta la devastazione della persona.

Tali condizioni obbligano a prendere responsabilità, richiedono impegno, poiché ogni maschera sociale (portata da individui aventi all’origine in una condizione di nudità e non-possedimento), va sorretta e nutrita di impegno costante. Su questa regola si basa il sistema gerarchico.

Chi si ritrova fuori da schemi preordinati, individui per nulla inclini alla schiavitù (e con una certa vena masochistica nei confronti dell’inserimento sociale), verrà, pertanto, definito pazzo, instabile, assurdo, surreale (poiché non catalogabile).

A tal punto, l’individuo si troverà a dover decidere se prendere una parte, o rimanere da parte. O, rifiutatosi di prendere una decisione, galleggerà in modo permanente in una situazione di non-stabilità, disequilibrio, in un vorticoso cammino di alto-basso.

L’individuo si aggrapperà, a maggior ragione, alla sua propria persona (come entità spoglia), in fusione con uno stato di solitudine sublime.

Il suo percorso sarà ricco di conoscenze ma povero di legami stabili duraturi.

 

L’energia che non scaturisce esternamente, all’interno rimbalza in oltranza.

 

 

Written by oldshit

Giugno 30, 2008 alle 7:01 pm

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Noi, Ricordo Di Una Stagione

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La luce del sole che si fa spazio tra le foglie degli alberi che luccicano alla sua luce. Così innaturale, così piena e viva. Come un faro puntato all’orizzonte, verso l’orizzonte opposto. Albeggia. E’ già mattina. Ed è come se per me la notte non fosse iniziata mai. Appena arrivata in questo luogo, il letto. Luogo di riposo, luogo che detesto, e che sentire vuoto mi rattrista. Qualche ora di sonno e poi giungerà l’ora di ricominciare, come ogni giorno, sputare il sangue su qualcosa fingendo a me stessa di crederci, facendomi credere che tutto ha uno scopo, qui, ora. Vani sforzi, cerco solo di starci dentro. Ogni giorno la mia lotta contro alla mia propria devastazione mentale. Confusione, nevrosi, isterismo. A quest’ora dovevo essere in giro in qualche città sconosciuta, col sorriso ebete di una ragazzina sul viso e l’impressione che il momento possa durare per sempre. Invece eccomi qua. Mancanza di coraggio, che devo sconfiggere. Per rinascere, altrove. Sola, come qui. Attorniata da mille persone che vedono ciò che vogliono vedere in me. Persone che mi apprezzano e che perciò detesto. Preferirei qualcuno che mi dicesse in faccia quanto faccio schifo come persona, quanto la mia presenza qui sia inutile. Mi spronerebbe, mi farebbe male, ma sarebbe sincerità. Sarebbe vedere oltre. Ancora c’è chi mi dice –Dovresti mettere la gonna. Sai come reagirebbero tutti. Come fossi un’idiota sollevata dall’ approvazione. Che cerca l’apparenza, la bella vita e gli agi. Fa male vedere quanti non riescano a capire un cazzo. Fa male sentirsi in questo modo. Fuori da ogni cosa, perchè diversi, e non riuscire a schierarsi perché –nonfacentipartedellasocietà- ma nemmeno –completamenteesternidalcontestosocialequindiemarginati-.

Probabilmente siamo in tanti. Noi, gli scoppiati inseriti. Noi, i burattini che si rifiutano di esserlo, ma che sono nati per essere ciò soltanto. In noi che il cervello è di troppo, e ci rovina l’esistenza.

Qualche Estate Fa.

Written by oldshit

Giugno 30, 2008 alle 6:16 pm

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Tarli Di Massa

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Perché un blog? Un blog è qualcosa che puoi creare, custodire e dimenticare. Un punto di riferimento, un punto, e basta. Aprire un blog nuovo è come ricominciare da zero, quello che non puoi fare nella vita, spesso. Uno stimolo. Un blog è un confronto, in cui cercare una comunicazione, perché è chiaro. Oggi non si parla tra civili, ma in rete ci si vuole un bene esagerato. Siamo tarlati, dei fottuti pazzi mentali, con un morbo a libera espansione che ci rende schiavi di una solitudine che ci auto-imponiamo e al contempo nascondiamo. Mi auguro che l’umanità giunga presto al suo termine, perché odio il modo in cui odiamo il nostro prossimo. Mi chiamano psicopatica, la verità è che siamo in tanti. Un mondo di fottuti pazzi sclerati. Che solo ogni tanto lo dimostrano. Il corpo è solo una gabbia, la gabbia dell’anima. E mentre l’anima soffre ci si accorge di essere uomini, la razza più crudele su questo pazzo mondo. Ho bisogno di questo luogo per scrivere. Questo blog può essere solo un archivio, una dose che mi sollevi dal mio bisogno di mettere qualcosa su carta. Causa l’assenza di capacità di creazione, che chiamano blocco dell’artista. Mentre mi chiedo perché ci si sente artisti anche quando non si è in grado di comportarsi come tali. Non sono un’artista. Sono una psicopatica che si sente poco umana affetta da una lista di dipendenze alle quali non può e non riesce a fuggire.

 

Written by oldshit

Giugno 30, 2008 alle 6:05 pm

Pubblicato in On The Road

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