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La ragione del Sè
L’accettazione non è rassegnazione, è l’elevazione della ragione e della coscienza oltre la barriera dell’opinione. L’opinione fa dell’uomo un critico di sé stesso, che nel giudizio di sé non tende tanto alla miglioria delle capacità che gli sono proprie, quanto al raggiungimento della perfezione di sé inviatagli dal pensiero globale del sé.
Il pensiero può comprendere totalmente la realtà di ciò che è?
Quali prove tangibili si posseggono a sostegno di tale tesi?
Ogni nuova scoperta, ogni idea generata e nata in una precedente condizione di assenza, è la prova del contrario. La realtà che può essere pensata è una minima parte di un illimitato numero e un’illimitata vastità di reale che è senza che lo si sappia (la realtà non è quantificabile e qualificabile).
Ogni perfezione sarà dunque imperfetta, ogni auto-struttura controllata e creata, illusoria.
Ciò che si è non è pertanto conoscibile, tanto meno comunicabile, com’è logico che sia, si sa soltanto di essere (e solo in un evoluto percorso della ragione che in assenza di coscienza saprà solamente di esistere).
Ciò che si ritiene conveniente o auspicabile per sé, lo è unicamente dal punto di vista dell’osservatore, nel dato momento, mentre dallo stesso osservatore in un punto-spazio opposto, verrebbe visto sotto luce opposta. Ogni stima è pertanto illusoria e dovuta al caso.
La convenzione nasce appunto allo scopo di uniformare l’opinione, o meglio decretare l’opinabile, permettendo di giungere ad un’uguaglianza stabile di ‘base per la stima’ (punto di riferimento per la stima del valori).
Ma se l’assenza di convenzioni è caos e mancanza d’equilibrio, quindi di ragione, lo scopo pare risiedere nell’evoluta strutturazione delle proprie, (che coincide con la reale percezione dei propri desideri incorrotti, non traviati) atta a conseguire la ricerca dell’idoneità dei molteplici fattori esterni rispetto all’unità di base, e non viceversa.