Posts Tagged ‘realtà’
Evoluzione Del Leggero
A volte basta fermarsi un attimo per comprendere che esitono condotte del pensiero totalmente inutili, quando non dannose.
Respirare senza dare un senso forzato all’aria che inaliamo rende più piacevole ogni cosa.
Riuscirò a liberarmi da questo continuo tormento di pensieri che mi annebbia la testa.
Ogni piccolo passo verso la completa lucidità mentale mi fa sentire più vicina al traguardo: la libertà.
“CHI SE NE IMPORTA” non va detto, o pensato.
E’ un pensiero che, solo, deve trovare dimora tra le mura dell’intelligenza.
Correndo Tra I Ricordi
Pensavo di scrivere qualcosa che non c’entrasse nulla con me. Ho pensato a un personaggio, ho provato a cambiargli sesso e a creargli un’identità differente. Niente da fare, ero sempre io. Tutto ciò che faceva, che diceva e pensava faceva parte di me. Vorrei tanto non far parte di nessun racconto, creare qualcosa che abbia senso e non parli di me. Eppure come la peggior nemica di me stessa, mi infilo in ogni parola. E’ il buio torbido che invade ogni cosa, quella macchia che non riesco a sfrattare dalla mia mente e persiste nel volerci vivere. Come un ricordo non affrontato, che però non esiste. Uno alla volta li ho osservati tutti, uno ad uno ci siamo guardati in faccia, loro ridevano mentre io li osservavo con uno sguardo stupido. Lo stesso sguardo stupido che mi rimanda ogni superficie riflettente, ogni volta che mi faccio pena, ogni volta che la voce mi ricorda che devo odiarmi. Continuo a combattere contro un dolore senza motivo che non accetto, lotto contro il desiderio di farmi del male quotidianamente, tranne nelle rare tregue che mi concede, quando si addormenta. Scrivere è diventato impossibile, come lo diventa col tempo ogni cosa. Non riesco a mantenere sani quegli attimi di vita, sono risucchiati da un’antica sofferenza.
Quando termina la frantumazione e inizia la rinascita? Cosa è necessario poiché avvenga?
Mi è spesso chiaro quanto l’unica soluzione possibile sia l’annullamento di tutto ciò che può riportare al ricordo di ciò che è stato. Ricominciare da zero, allontanarmi da questo luogo malato di dolore e afflizione. Ma c’è la paura, l’eterna compagna che divora le mie volontà, colei che mi incatena e mi sussurra che la vita a certuni non è concessa. A coloro che sono le spugne che si nutrono del dolore degli altri, che assorbono le brutture del mondo senza dimezzarle. Gli esseri inutili che camminano tra i vivi, e sorridono ogni volta che dimenticano di essere morti. Sorridono spesso, senza conoscere il significato di un solo sorriso sincero.
A volte l’esistenza ha un peso insopportabile, anche quando la si riconosce come la più bella delle opportunità concesse.
Inevitabili Coscienze
Succede a tutti forse, prima o poi. A me succede ora. Dovrò abituarmi.
Succede che un giorno ti guardi, e ti accorgi che qualcosa è cambiato. E non è il tuo sguardo, quello è solo più spento di prima, un po’ più triste, e si è fatto un po’ più serio. Ti è cambiato qualcosa dentro. Ti accorgi che la te che vedi non è quella di un tempo, ti accorgi che è più cinica e fredda di quanto fosse mai stata.
Succede di riguardare vecchie foto che avevi dimenticato e di scoprire che eri molto meno bella di quanto credessi, ti accorgi che quel vestito che trovavi stupendo era in realtà orrendo, e forse nemmeno ti stava così bene. Succede che vedendo una foto dei tuoi peggiori periodi ti chieda come tu abbia potuto uscire con quella faccia. Ti accorgi che la ricrescita era inguardabile, e tu sembravi un pagliaccio.
Succede di ripensare a come tutto fosse facile, ti accorgi quanto la rabbia che un tempo portavi sul volte fosse vuota e triste. Eppure non sembrava. Tutto pareva così vero, invece era solamente una maschera. Ti accorgi che forse sincera non lo sei mai stata, d’improvviso, ti rendi conto che le parole che pronunciavi facevano parte di un copione. E nemmeno lo sapevi.
Succede che riguardando vecchi amanti ti chieda come hai potuto solo sfiorarli, eppure allora faceva un effetto differente. Ti accorgi che tutte le piccole cose in cui credevi o dicevi di credere, erano in realtà un sottoscala, dove riponevi tutto ciò che non volevi possedere, lì nascondevi ogni cosa.
Succede che ti manchi quella persona senza paura che un tempo sei stata, e succede di sentirsi in colpa con se stessi accorgendosi di non essersi mai rispettati. Succede di comprendere che sentirsi soli è naturale, e che circondarsi di corpi vuoti per non dover sentirne il peso sia un modo stupido per buttarsi via.
Succede che si diventi più pigri di quanto non si era prima, che spesso non si abbia voglia di partire in esplorazione del mondo per il semplice spirito d’avventura. Succede di aver bisogno di un motivo, e che solo quel motivo ha la forza di spingerti oltre.
Succede di ripensare lucidamente al desiderio dell’autodistruzione, e succede di domandarsi se si era folli allora, o se ora lo si è diventati.
Pensi a quanto era facile sfogare timori, delusioni, sofferenze nelle piccole-inutili-fittizie cose, eppure ora sai che sono quelle piccole cose a scavare quel profondo buco nel tuo petto.
Succede di chiedersi come si è potuto non comprendere prima quanto è bello affrontare le cose a testa alta, però poi ricordi che la tua testa abbassata portava impresso un feroce ghigno che ritenevi migliore di qualunque lotta.
Succede di sentirsi stupidi, avendo lottato per una guerra inesistente, succede di capire tardi che la guerra in realtà non c’era ed era un gioco stupido che avevi inventato.
Succede di chiedersi se sia normale avere paura, perché prima non accadeva. A volte succede di togliere il piede dall’acceleratore senza domandarsi il perché. Ricordi che prima accadeva il contrario, e ti domandi come sia possibile. Ma più ci stai a pensare più il dilemma diventa ampio e incomprensibile.
Succede che nei momenti di dolore si abbia un fortissimo bisogno di un abbraccio, di qualunque cosa che riporti il benessere nel nostro spirito. Ricordi quanto il dolore un tempo ti spingesse nel senso opposto, alla chiusura in un guscio privato in cui potersi ferire ulteriormente.
Succede di smettere di lamentarsi dei comportamenti degli altri, per diventare sempre più critici verso sé stessi. Succede di diventare più schivi, sorridere di più ma esporsi un po’ meno. Succede di non donarsi mai, senza essere sicuri che sia la cosa giusta. Succede di non essere mai sicuri.
Succede di sentirsi nel posto sbagliato, nel tempo sbagliato, nella situazione sbagliata, quando ci si accorge che attorno il mondo che dovrebbe essere nostro gira in un senso opposto. Ci si accorge che spesso ciò che procura piacere ad altri in noi provoca noia, che ciò che abitualmente molti ritengono normale, a noi suona inutile se non controcorrente.
Succede di non sentirsi una vera età biologica, troppo stanchi dei divertimenti fittizi e troppo poco logorati per rinchiudersi in pregiudizi acidi verso tutto e tutti.
Succede di sentirsi più leggeri e allo stesso tempo più legati a un senso di sicurezza che si ha bisogno di costruirsi, una calotta protettiva in cui potersi rilassare.
Succede di domandarsi continuamente il perché delle cose, succede di vedere inganni dove potrebbero non esserci, pericoli in una strada senza buche.
Succede di non sentirsi più nelle mani del mondo, ma di sentire il mondo nelle nostre mani.
Succede di scoprirsi diffidenti e freddi, e non saperne spiegare i motivi. Succede di rimpiangere i tempi in cui tutto era facile, ma di essere grati a se stessi per tutte le nuove ferite che non ci si è inflitti.
Succede di aver voglia di piangere, e forse riuscirai a lasciarti andare. Perché qualcosa se n’è andato, una piccola parte di te che non tornerà mai più.
Mi sento come una pornostar, che un giorno cambia vita.
Maschere di plastica.
Da cosa mi nascondevo? Mi rendevo conto delle maschere che indossavo, senza riuscire a levarle mai del tutto, se non in rare occasioni date dal caso. Era forse dal giudizio delle persone che mi difendevo, dai pareri di chi sembrava convinto di sapere ogni cosa di qualunque cosa, da chi non si limitava ad osservare le cose? Queste persone erano sempre state la maggioranza di quelle che incrociavano il mio percorso, erano coloro che mi lasciavano delusa, ad osservare un cielo da sola perché consapevole di essere l’unica persona a potermi ascoltare senza voler capire. E’ la comprensione a creare la maggioranza dei problemi nei rapporti interpersonali, è ciò che uccide la comunicazione o la blocca ancor prima che possa nascere. Il desiderio di comprendere gli altri, l’errata credenza di poterne essere all’altezza. Eppure non si è mai abbastanza disumani per poterlo fare, si è sempre troppo soggettivi per potersi distaccare totalmente dal proprio punto di vista ed andare oltre. Accettare che esistano altre percezioni del concreto, modalità totalmente differenti di percepire, punti di vista così differenti da cambiare il mondo; significa accettare che la realtà non esiste, e solo in base a questo si può successivamente comprendere che la comunicazione è fine a se stessa e nessun cammino si può amalgamare ad un altro in modo inscindibile o non illusorio. Significa accettare la solitudine, l’enormità del concetto di solitudine che caratterizza l’essere umano. E forse, forse questo non è umanamente comprensibile.