Posts Tagged ‘teorizzazione’
La ragione del Sè
L’accettazione non è rassegnazione, è l’elevazione della ragione e della coscienza oltre la barriera dell’opinione. L’opinione fa dell’uomo un critico di sé stesso, che nel giudizio di sé non tende tanto alla miglioria delle capacità che gli sono proprie, quanto al raggiungimento della perfezione di sé inviatagli dal pensiero globale del sé.
Il pensiero può comprendere totalmente la realtà di ciò che è?
Quali prove tangibili si posseggono a sostegno di tale tesi?
Ogni nuova scoperta, ogni idea generata e nata in una precedente condizione di assenza, è la prova del contrario. La realtà che può essere pensata è una minima parte di un illimitato numero e un’illimitata vastità di reale che è senza che lo si sappia (la realtà non è quantificabile e qualificabile).
Ogni perfezione sarà dunque imperfetta, ogni auto-struttura controllata e creata, illusoria.
Ciò che si è non è pertanto conoscibile, tanto meno comunicabile, com’è logico che sia, si sa soltanto di essere (e solo in un evoluto percorso della ragione che in assenza di coscienza saprà solamente di esistere).
Ciò che si ritiene conveniente o auspicabile per sé, lo è unicamente dal punto di vista dell’osservatore, nel dato momento, mentre dallo stesso osservatore in un punto-spazio opposto, verrebbe visto sotto luce opposta. Ogni stima è pertanto illusoria e dovuta al caso.
La convenzione nasce appunto allo scopo di uniformare l’opinione, o meglio decretare l’opinabile, permettendo di giungere ad un’uguaglianza stabile di ‘base per la stima’ (punto di riferimento per la stima del valori).
Ma se l’assenza di convenzioni è caos e mancanza d’equilibrio, quindi di ragione, lo scopo pare risiedere nell’evoluta strutturazione delle proprie, (che coincide con la reale percezione dei propri desideri incorrotti, non traviati) atta a conseguire la ricerca dell’idoneità dei molteplici fattori esterni rispetto all’unità di base, e non viceversa.
Il Viver Difficoltoso
Nell’accettazione della vita come condizione fuori dal controllo umano, viene a mancare la paura e di conseguenza la visione pessimistica della difficoltà del vivere.
In base a ciò si può affermare che:
1. Il limite alla libertà dell’uomo è la sicurezza.
2. Il tentativo di appropriamento della stessa, e quindi il successivo controllo da parte dell’uomo sul corso naturale degli eventi, lo conduce al timore e all’assenza di sicurezze interne su cui basare il proprio Io.
3. Tale ricerca risulta vana e umanamente provante, poiché un totale controllo non è possibile.
4. L’esistenza stessa si fonda, agli occhi dell’essere umano, su base insicura. L’esistenza della morte, e il non poter essere a conoscenza della data di dipartita è nella visione macroscopica, ciò che avviene, fuggendo dalla visione globale della realtà, nel microcosmo.
5. La ricerca umana di stabilità (appunto inesistente) porta ad una dispersione di energia, che può solamente alimentare una consolatoria illusione di controllo e di ‘definizione’ del proprio vivere, seppur provocando spossatezza (carenza d’energia).
6. La consapevolezza dell’irrimediabilità del sistema temporale (o meglio del disfacimento dell’organismo), conduce l’uomo ad un livello stabile di autoaccettazione di sé e della propria esistenza, quindi della propria natura.
7. Quando egli, consapevole di sé e della propria naturale evoluzione/decorso, riesce ad accettarlo, non soffrirà del tormento delle proprie ragioni etiche, come potrà non soffrire le perdite, poiché proprie dell’insicurezza dell’esistenza.
8. Ogni tormento e sofferenza potrebbe quindi non essere proprio del destino umano, ma scaturire automaticamente dall’incapacità d’accettazione del sistematico svolgersi della vita, e dall’errore di stima di ciò che può e non può essere cambiato (si veda ‘la ragione del sé’ per ciò che concerne le possibilità di modifica di sé).
Equilibrio
-Per arrivare all’equilibrio bisogna unire corpo e mente e modellarli verso la coscienza. Eliminando tutti i bisogni materiali.
-Movimento e cura del corpo perché la cura del corpo riallaccia il contatto con esso e il movimento lo rafforza. Per unirsi totalmente si ha bisogno di sentirsi attivi.
-Anche la razionalità può essere uno scudo, come la fantasia. Quando diventa esclusiva e impedisce ogni contaminazione. Quindi anche i razionali possono essere squilibrati.
Valutazione Del Senno Di Poi
Ho domandato per diverso tempo cosa avesse la storia di interessante, senza riuscire ad avere per risposta un degno argomento. Ora mi è chiaro che la storia è uno dei segreti più misteriosi della nostra realtà, che indaga la nostra natura, come la teoria evoluzionistica ma senza che ancora ne siano state gettate le basi. Ciò avverrà in futuro, quando ci si potrà sentire giudici di se stessi, quando lo sviluppo porterà a un livello cognitivo differente da quello odierno.
La storia è un viaggio nell’intelligenza e nella stupidità umana.
Che la storia passata possa insegnare all’uomo di oggi mi è dubbio. L’uomo è per natura un animale controverso e contradditorio, dotato di profonde facoltà mentali, ma con grosse lacune in diversi campi esistenziali. La civiltà è il mezzo tramite il quale si palesa la sua stupidità, ove essa viene resa pubblica all’occhio delle giurie del senno di poi. La stupidità dell’uomo è però un concetto vano, relativo allo scopo che ci si vuole prefiggere per l’umanità stessa. Se infatti si presuppone che lo scopo sia il contesto sociale in qualità di unitarietà, si può definire l’uomo stupido. Se però lo scopo che si proietta nell’immaginario è lo sviluppo dell’individuo come singola unità, lo studio delle scienze e delle culture, la creazione di cultura stessa, il processo di consapevolizzazione e la resa ultima di individuo conscio al massimo grado, non si può far altro che definire l’essere umano sulla strada più corretta. Già che l’uomo di oggi possa ritenere stupido l’uomo di ieri ne è prova principale.
Elaborazione Teorica
.The WoRld Is Not EnOuGh.
A volte abbiamo soltanto bisogno di punti fermi, scogli a cui aggrapparci quando ne sentiamo la necessità. A volte, oppure sempre, per il corso della vita (da verificare).
Ce ne accorgiamo ogni qual volta accada qualcosa (elementi esterni, che procurino emozioni forti o richiedano concentrazione totale), che distolga l’attenzione dalla nostra esistenza, per un breve lasso di tempo o per un tempo di durata prolungata.
Il momento successivo alla perdita di concentrazione sulla vita reale, materiale, che viviamo, il momento in cui “ritorniamo in noi”, per un istante solo riusciamo a guardarci con occhio esterno, cogliendo la mancanza o l’importanza dei nostri punti chiave.
Tali punti di riferimento non sono altro che l’illusione (procurata dall’intelligenza razionale umana) dell’avere un motivo, uno scopo per il quale valga l’esistenza.
Accade così che questi punti, quando totalmente, o in gran quantità, mancanti, vengano rimpiazzati inconsciamente da punti artificiali creati dalla ragione, punti immaginari.
Nascono così le dipendenze (o il bisogno di avere dipendenze), fisiche o psichiche, nascono così i sogni stessi.
Nasce così il bisogno di avere un immagine, un ruolo, il bisogno dell’auto-definizione con cui mostrare noi stessi al resto del mondo. L’auto-definizione crea una sicurezza, seppur alla base precaria. Estremizzate, queste auto-definizioni finiscono per renderci schiavi (divenendo senza nemmeno rendersene conto, schiavi della nostra medesima persona, di un ruolo auto-creato). Estremi di questo genere portano l’individuo alle volte ad un eccesso di perbenismo-rettitudine, alle volte all’estrema trasgressione, che rasenta la devastazione della persona.
Tali condizioni obbligano a prendere responsabilità, richiedono impegno, poiché ogni maschera sociale (portata da individui aventi all’origine in una condizione di nudità e non-possedimento), va sorretta e nutrita di impegno costante. Su questa regola si basa il sistema gerarchico.
Chi si ritrova fuori da schemi preordinati, individui per nulla inclini alla schiavitù (e con una certa vena masochistica nei confronti dell’inserimento sociale), verrà, pertanto, definito pazzo, instabile, assurdo, surreale (poiché non catalogabile).
A tal punto, l’individuo si troverà a dover decidere se prendere una parte, o rimanere da parte. O, rifiutatosi di prendere una decisione, galleggerà in modo permanente in una situazione di non-stabilità, disequilibrio, in un vorticoso cammino di alto-basso.
L’individuo si aggrapperà, a maggior ragione, alla sua propria persona (come entità spoglia), in fusione con uno stato di solitudine sublime.
Il suo percorso sarà ricco di conoscenze ma povero di legami stabili duraturi.
L’energia che non scaturisce esternamente, all’interno rimbalza in oltranza.